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Tarantismo e Pizzica Pizzica: l'euforia e la mitificazione

La cura dei disagi psichici o fisici attraverso la musica e la danza ha sempre destato vivo interesse, perché significa percorrere strade diverse dalla medicina ufficiale e sancire l'esistenza di una pluralità di culture della sanità. Se poi si aggiunge - come nel tarantismo meridionale e nell'argismo sardo - la pregnante componente mitico-simbolica e magico-religiosa della taranta e della coreoterapia, allora il tema si fa persino affascinante; infatti per secoli il fenomeno ha "intrigato" molti medici, viaggiatori stranieri, artisti ed ecclesiastici, i quali, spinti dalla curiosità o per ragioni di studio, si sono recati in Puglia per constatare di persona il fenomeno.

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Brevi cenni sulla morfologia della Pizzica Pizzica tradizionale

Dal punto di vista morfologico, i diversi documenti etnografici raccolti in pellicola e in video - grazie alla riesecuzione degli anziani portatori e agli ultimi residui di pratica reale - legano in modo inequivocabile la pizzica pizzica al un più ampio sottogruppo apulo-lucano della tarantella meridionale. Sul piano strutturale vi è molta analogia fra la varianti di pizzica pizzica e le altre tarantelle dell'area apulo-lucana: la danza, principalmente eseguita in coppia (ma non solo) all'interno di una ronda o cerchio di spettatori, suonatori e ballerini, si compone essenzialmente di ballo frontale e giro; tali figure ricorrenti sono arricchite da rotazioni su se stessi, brevi avvicinamenti confidenziali, giri legati e "mosse" di chiaro riferimento sessuale. Pur prevalendo la formula in coppia mista, la pizzica pizzica può essere danzata anche fra donne e fra uomini. In quest'ultima combinazione la pizzica può trasformarsi in scherma danzata, se i ballatori ne conoscono il repertorio e se si crea quel clima di necessaria scherzosa competizione.

Figure coreografiche a coppia legata
Più si studiano con l'aiuto dei ballerini anziani i vari modi di ballare la pizzica pizzica di una volta, più si scoprono dettagli formali che avvicinano il ballo apulo-lucano alle più ampie famiglie della tarantella e del saltarello. Il contatto tra i ballerini (per braccia, per mani, ecc.) era usato soprattutto per girare, ma non mancano esempi anche durante il ballo frontale. È probabile che il ballo abbia subìto l'influenza dei balli "borghesi" di sala ottocenteschi, ma certamente forme di contatto erano presenti anche nei secoli precedenti. Si sono osservati sia in Salento che nell'area murgese.

Tatanta Tarantismo e Tarantella

Il vivace ritorno negli ultimi anni del dibattito culturale sul tarantismo pugliese ha innescato un inatteso processo di valorizzazione di alcune espressioni del patrimonio tradizionale salentino che rischiavano altrimenti la definitiva estinzione: in modo particolare la musica e la danza tradizionale sono diventate un segno di riconoscimento e di recuperata identità dei giovani salentini sino a propagarsi in tutta l'Italia e oltre i confini nazionali negli ambienti legati alla world music. La pizzica non è oggi solo un ballo, è un emblema, un forte richiamo, una griffe, una sorta di nuovo mito culturale che crea moda, spettacolo, turismo, mercato editoriale e musicale. Il Salento si configura in Italia come un importante laboratorio antropologico, nel quale si misurano e si interconnettono bisogni identitari (smantellati con troppa fretta dalle generazioni precedenti) e strade diverse dalla globalizzazione culturale in atto; un laboratorio nel quale si gioca una scommessa sul ruolo che la tradizione potrà avere nella società post-industriale e multimediale e nei futuri processi di turismo di massa e di sincretismi culturali interetnici.

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La Pizzica Pizzica

Dal 1980 stiamo perlustrando con varie campagne di indagine la tradizione del ballo in Salento (1980-82, 1988, 2000-2006) alla ricerca delle diverse forme di danza e, via via che la ricerca si allarga anche alle altre province pugliesi, il quadro va facendosi sempre più chiaro e complesso, confortato da documenti cine-video talora sorprendenti.

Area di diffusione e stato di conservazione. Dal Salento, al Tarantino, a tutto il Barese, dal Materano all'area ionica della Basilicata era diffuso sino all'ultima guerra il nome della pizzica pizzica per indicare un ballo vivace di coppia, che affiancava o talvolta si confondeva con la tarantella stessa. Legata al rituale terapeutico del tarantismo, la pizzica pizzica compare come termine coreutico nelle fonti solo alla fine del secolo XVIII. Oggi la pratica viva nelle forme originali del ballo è quasi del tutto estinta (fanno eccezioni solo poche località in area non del Salento leccese), i repertori che si recuperano attraverso le testimonianze esecutive degli anziani sono scarni e impoveriti.

L'uso del fazzoletto. Un tempo il ballo prevedeva anche l'invito con la consegna del fazzoletto da parte della persona che iniziava il ballo verso quella che con cui desiderava ballare; di questo uso c'è ancora traccia nella memoria degli anziani salentini. Lo stesso meccanismo di invito avveniva in tutta la regione e ancora oggi avviene in acune aree della Basilicata e della Campania con apposito canto d'invito codificato.

La Pizzica scherma

PIZZICA SCHERMA

Nel Leccese, nel Brindisino e nel Tarantino si pratica (in molti centri si praticava) da parte di soli uomini la forma duellata della pizzica, detta appunto pizzica scherma o schermata, oppure più semplicemente scherma. Vi sono modi diversi di schermare e gli schermitori sono spesso legati al mondo carcerario o rom stanziale (ne scrive Gramsci nelle "Lettere dal carcere"). Si mima il coltello con le dita della mano, molta parte della gestualità risente dei codici schermitòri e di una simbolica tradizionale non sempre di facile lettura . La semantica gestuale è conservata e trasmessa con riserbo o addirittura segretezza. La partecipazione alla danza-scherma aveva modalità settarie e iniziatorie tipiche delle società segrete: infatti un tempo per entrare nella cerchia degli schermitori bisognava aver avuto lezioni da maestri di riconosciuta fama, passare una sorta di rito di iniziazione (conoscenza delle tecniche, delle regole e degli adepti) e godere dell'altrui considerazione, altrimenti si rischiava di essere beffeggiati dagli altri schermitori.
Una forma analoga, pur se diversa nello stile, è oggi presente nella Calabria meridionale, con la tarantella schermata riggitana (non immune da contatti socio-simbolici della 'ndrangheta). Si hanno comunque tracce di una diffusa presenza un tempo in tutto il sud di questa particolare tipologia coreutica.

La Neo-pizzica

Dalla seconda metà degli anni '90 nel Salento leccese alcuni suonatori e ballerini del mondo teatrale e folk-revivalistico, senza una capillare indagine sul campo, hanno diffuso una neo-pizzica sostanzialmente difforme dalle strutture e dallo stile esecutivo della tradizione, vendendola talvolta come ballo della tradizione. Un entusiastico mercato di nicchia prevalentemente giovanile, sensibile alla creazione di nuovi miti "alternativi" e pronto a lasciarsi andare ad una sorta di "fascinazione collettiva" prodotta dalla riscoperta culturale del tarantismo, ha assunto la pizzica ad emblema ideologico dell'antiglobalizzazione. Grande successo ha avuto infatti la nuova moda coreutica tra i centri sociali giovanili, divenendo un importante mezzo di socializzazione ed un emblema quasi ideologico.

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Errata corrige

Lessico improprio e talvolta abusivo
nel trattar di pizziche e tarante.

La "pizzicomania" in atto in questi anni ha stimolato inventori di neologismi a sbizzarrirsi in parole ed espressioni ad effetto, per assecondare anche con un "fascinoso" linguaggio una moda precostituita. Verba substantia sunt, dicevano i latini; è vero che i dizionari alla fine rincorrono la lingua parlata, ma nella storia innumerevoli sono i casi di parole appena affacciatesi che sono state poi corrette da competenze più appropriate. Ma qui si tratta di patrimonio culturale che ci proviene dal passato, e anche nel denominare le cose un po' di filologia non guasta, per dare a Cesare quel che è di Cesare.

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Riferimenti bibliografici sulla Tarantella e il Tarantismo

AA. VV., La danza tradizionale in Italia, Roma, Cooperativa Biblionova, Roma, Tipografia il Bagatto, 1981.
AA. VV. (a cura di M. Santoro e S. Torsello), Il ritmo meridiano.La pizzica e le identità danzanti del Salento, Lecce, Aramirè Edizioni, 2001.
BRAGAGLIA Anton Giulio, Danze popolari italiane, ENAL, Roma 1950.
CARPITELLA Diego, Ritmi e melodie di danze popolari in Italia, Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, 1956, pp. 23.
CARPITELLA Diego, L'esorcismo coreutico-musicale del tarantismo, in DE MARTINO Ernesto, La terra del rimorso, Milano, il Saggiatore, 1961, pp. 335-372.
CASTAGNA Ettore (a cura di), Danza tradizionale in Calabria, Catanzaro, Coop. Satriani, 1988.
CHIRIATTI Luigi, Morso d'amore. Viaggio nel tarantismo, Lecce, Caponi, 1995.
COFINI Marcello, Un incontro di culture: la tarantella per pianoforte, Firenze, Edizioni Taranta-Polistampa, 1995.
COSTA A. e COSTA B. La tarantella. Storia, aneddoti e curiosità del ballo popolare più famoso del mondo, espressione tipica del folklore napoletano, Roma, Newton e Compton, 1999.
DE GIORGI Pierpaolo, Tarantismo e rinascita, Lecce, Argo, 1999.
DE MARTINO Ernesto, La terra del rimorso, Milano, Torino, Il Saggiatore, 1961.
DE RAHO, Il tarantolismo nella superstizione e nella scienza, Lecce 1908. Ristampa: Roma, Sensibili alle foglie, 1994.
DE SIMONE Luigi Giuseppe, La vita in Terra d'Otranto, (a cura di E. Imbriani, ristampa ampliata del 1876), Lecce, Edizioni del Grifo, 1997.

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