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Tatanta Tarantismo e Tarantella

Il vivace ritorno negli ultimi anni del dibattito culturale sul tarantismo pugliese ha innescato un inatteso processo di valorizzazione di alcune espressioni del patrimonio tradizionale salentino che rischiavano altrimenti la definitiva estinzione: in modo particolare la musica e la danza tradizionale sono diventate un segno di riconoscimento e di recuperata identità dei giovani salentini sino a propagarsi in tutta l'Italia e oltre i confini nazionali negli ambienti legati alla world music. La pizzica non è oggi solo un ballo, è un emblema, un forte richiamo, una griffe, una sorta di nuovo mito culturale che crea moda, spettacolo, turismo, mercato editoriale e musicale. Il Salento si configura in Italia come un importante laboratorio antropologico, nel quale si misurano e si interconnettono bisogni identitari (smantellati con troppa fretta dalle generazioni precedenti) e strade diverse dalla globalizzazione culturale in atto; un laboratorio nel quale si gioca una scommessa sul ruolo che la tradizione potrà avere nella società post-industriale e multimediale e nei futuri processi di turismo di massa e di sincretismi culturali interetnici.


Ma dietro alla diffusa domanda di danza popolare mancano in Salento una capillare ricerca sui balli degli anziani e adeguati studi etnocoreologici; le varie "neo-pizziche" che circolano nei concerti folk sono state reinventate - come si è detto prima - senza un reale confronto e una mutuazione coerente dei modelli tradizionali. Come tutte le mode culturali, la pizzica sta esorbitando dagli ambiti e dalle funzioni che la tradizione le assegnava e viene vissuta con nuovi linguaggi corporei dettati da una visione folkloristica e tardo-romantica della danza. Davanti al rischio di eccessiva spettacolarizzazione e di radicale stravolgimento dei tratti distintivi del folklore salentino, negli ultimi anni da parte di alcuni operatori culturali del settore si è aperto un fecondo dibattito per distinguere fra tradizione e legittima creazione artistica, al fine di limitare gli approcci superficiali e le inesattezze cognitive ed avviare un rapporto più stretto con i portatori della tradizione, quegli stessi anziani che ora sono in gran parte esclusi dal loro ruolo di "maestri".

Porsi la questione della tutela del patrimonio culturale salentino vuol dire innanzitutto conoscerlo bene.
Il nostro viaggio nella pizzica pizzica nasce da una lunga ricerca sul campo a partire dal 1979 e si avvale del contributo di esperti e di varie angolazioni disciplinari. Ma ci rendiamo conto quanto sia urgente oggi avviare ricerche approfondite sul tarantismo per arricchire la fugace (pur se fondamentale) esplorazione demartiniana, prima che gli ultimi testimoni diretti del fenomeno scompaiano per sempre. Il messaggio più originale, che la nostra associazione cerca di trasmettere da oltre 20 anni, sta nel grande valore da dare alle fonti e alla critica delle fonti, sia storiche che etnografiche.

Il dibattito infiamma i sostenitori dei vari indirizzi di studi e di vissuto. La gran parte degli appassionati, all'oscuro spesso delle forme originali della pizzica o male ammaestrati da docenti improvvisati si colloca sul "modernismo" e sulla liceità di inventarsi espressioni nuove della contemporaneità. La minoranza "tradizionalista" vuole un recupero del ruolo degli anziani e un ricalco - pur se mediato dai linguaggi corporei mutati dell'oggi - delle forme tradizionali che recano in se un'altra concezione del corpo e della danza. dimensioni da recuperare. In realtà processi di innovazione o di rottura col passato sono sempre esistite nella storia delle tradizioni popolari. Bisognerà aspettare ancora diversi anni per constatare se si tratta di una delle tante mode passeggere giovanili o se attecchirà sul territorio salentino e diventerà espressione trasmessa anche alle future generazioni. In ogni modo sarà fondamentale pure in questo caso il ruolo dei ricercatori documentaristi che potranno attestare l'avvenuta cesura e discontinuità col passato. Negli ultimi anni sta progressivamente aumentando il numero di persone che si avvicinano più criticamente al "mondo della pizzica", che vogliono conoscere e apprendere le forme contadine originarie del ballo. Che il ballo della pizzica sia diventato un'icona di un movimento più vasto che va ben oltre la passione per la danza popolare, ma che fa parte di un habitus socio-culturale dell'alternatività sociale, è ormai evidente, e il fenomeno ha suscitato l'attenzione di sociologi, psicologi ed antropologi. Come ogni moda culturale che ha un suo andamento di crescita prima, di apice e poi di lenta parabola discendente, si sta verificando che quella che potremo chiamare "prima generazione della pizzica" (anni 1992-2005 circa), oggi se ne sta distaccando (in alcuni casi persino con una sensazione di rigetto) e sta passando ad altri interessi .
Per il momento dei risultati positivi il "movimento della pizzica" li sta già ottenendo:
- avvicinare i giovani alla questione della sopravvivenza e della rimessa in gioco nella società contemporanea della tradizione popolare
- incentivare un mercato culturale che a sua volta stimola ricerche e pubblicazioni;
- riscoprire sonorità, strumenti musicali e corporeità che fanno parte delle proprie radici culturali e che ci identificano rispetto ad una semplificazione e omologazione planetaria.

Per questo studiosi e operatori culturali non possono stare a guardare, ma devono contribuire a dare spessore scientifico alla sete di sapere e di radici culturali e a rendere meno superficiale l'accostamento ad una identità profonda che ci portiamo comunque dentro.

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