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Ballos sardos

Testi e ricerche di Giuseppe Michele Gala - © 2006 - [E' assolutamente vietata la riproduzione]

Il ballo tondo e la Sardegna

Il ballo tondo o ballo in cerchio era la forma coreografica dominante nell'antichità e largamente testimoniato nel Medioevo sino al Rinascimento. Esso si è conservato in area italiana soprattutto in Sardegna, dove esistono numerose varianti modulari con diverse denominazioni (passu, passu torrau, dillu, dantza, bicchiri, tsoppu, ecc.). Su ballu tundu (detto anche semplicemente per antonomasia ballu) è una danza collettiva che vive della partecipazione e della relazione di un gruppo di balladores, i quali formano un corpo danzante organico e vivono ballando un evento fortemente condiviso al proprio interno.
Su ballu tundu tende negli ultimi decenni spesso ad aprirsi e a "mostrarsi" all'esterno. Probabilmente questa "rottura" del cerchio è oggi stimolata anche dalla sempre più frequente spettacolarizzazione dei tanti gruppi folkloristici, per i quali l'introversismo del ballo esclude lo sguardo dello spettatore dalla scena madre dello spazio coreutico e rappresenta quindi - secondo i modelli espositivi del ballo dominanti - un ostacolo all'ostentazione dei ballerini e del loro operato.

CARATTERI GENERALI DEI BALLI SARDI

«La Sardegna è oggi la regione d’Italia che più di altre ha mantenuto viva la tradizione del ballo etnico, soprattutto nelle zone centrali dell'isola (Barbagia, Mandrolisai, Baronia, Goceano, Marghine, Barigadu, Montiferru). Quello del ballo sardo è un microcosmo originalissimo e di grande interesse antropologico ed etnocoreutico, che si diversifica molto dalle altre tipologie di danze ancora presenti in vari punti della penisola italiana. Esso va collocato fra quelle danze mediterranee che più hanno mantenuto una funzione terapeutica e catartica, perché l’insistente iterazione microvariata di “passi” e strutture, i frenetici movimenti sussultori dei corpi e la serietà con la quale vengono eseguiti denotano la natura sacrale ed estatica del rito coreutico. I tratti distintivi del ballo sardo possiamo così brevemente riassumerli:
- impianto coreografico basilare: predominio del ballo tondo (oggi un po’ in declino);
- vettore direzionale spaziale: rotazione in senso solare del cerchio;
- prossemica: connessione obbligatoria con con presa per mano (ed eventuale intreccio di braccia) tra i balladores;
- postura dominante: corpo eretto con scarsa mobilità della parte superiore ed estrema vivacità degli arti inferiori;
- rapporto musica-danza: stretta corrispondenza fra metrica coreutica e metrica musicale (ogni motivo coreutico corrisponde alla pikkiada musicale);
- metrica coreutica: struttura modulare codificata e possibilità di microvariazioni individuali;
- somatizzazione ritmica: frammentazione delle cadenze ritmiche e conseguente tremolio sussultorio;
- alta specializzazione tecnica di suonatori e ballerini, con tendenza a personalizzare e stilizzare il repertorio di appartenenza.

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Alcuni riferimenti bibliografici sui balli sardi


AA. VV., La danza tradizionale in Italia, Roma, Cooperativa Biblionova, Roma, Tipografia il Bagatto, 1981.
ALZIATOR Francesco, Per una classificazione delle danze popolari sarde, in Picaro e folklore ed altri saggi di storia delle tradizioni popolari, Firenze, Olschki, 1959, pp. 137-156.
BANDINU Bachisio, DEPLANO Andrea, MONTIS Vittorio, Ballos, Cagliari, Florias Ed. 2000.
BRAGAGLIA Anton Giulio, Danze popolari italiane, ENAL, Roma 1950.
CARPITELLA Diego, SASSU Pietro, SOLE Leonardo, La musica sarda. Canti e danze popolari, Chiarella, Sassari, 1973.
CARTA MANTIGLIA Gerolama, TAVERA Antonio, Il ballo nella società tradizionale sarda: notizie storiche e antropologiche, Ittiri, Associazione Culturale e Folklorica Ittiri Cannedu/Amministrazione Comunale, 1994.
CARTA MANTIGLIA Gerolama, TAVERA Antonio, Il ballo sardo. Storia, identità e tradizione - Vol. 1°: Le fonti del ballo sardo, Quaderni della Taranta n. 5, Firenze, Ed. Taranta, 1999.

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Ballu tundu

 

Forma coreografica dominante nell'antichità e largamente testimoniato nel Medioevo siono al Rinascimento, trova oggi piena legittimazione soprattutto in Sardegna, dove esistono numerose varianti modulari con diverse denominazioni (passu, passu torrau, dillu, dantza, bicchiri, tsoppu, ecc.). Su ballu tundu tende negli ultimi decenni spesso ad aprirsi e a "mostrarsi" all'esterno. Probabilmente questa "rottura" del cerchio è stimolata anche dalla sempre più frequente spettacolarizzazione dei tanti gruppi folkloristici, per i quali l'introversismo del ballo esclude lo sguardo dello spettatore dalla scena madre dello spazio coreutico.

Riferimenti bibliografici:

Carta Mantiglia G., Tavera A., Il ballo sardo: storia, identità e tradizione. Vol. 1: Le fonti del ballo sardo, Firenze, Ed. Taranta, 1999.
Gala G. M. (a cura di), Il ballo sardo: storia, identità e tradizione. Vol. 2: Forme e contesti del ballo sardo, Firenze, Ed. Taranta, 2000.


[Vedi pagina specifica su questo stesso sito: www.ballutundu.it].

 

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