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Primo convegno nazionale
di studi etnocoreologici sui balli etnici siciliani

Ficarra (ME)

Sabato 28 agosto 2010



“La danza tradizionale come patrimonio culturale della Sicilia.
Stato degli studi, invenzioni, trasposizioni e investimenti

Premessa

Gli studi di etnocoreologia fanno registrare in Italia, come in molti Paesi dell'Europa occidentale, un cospicuo ritardo rispetto ad altre discipline demoetnoantropologiche o coreologiche in genere. Numerose sono le ragioni di tale trascuratezza, sia storiche che ideologiche e metodologiche, ma le cause remote non possono più essere addotte come scusanti per chi ha il dovere dell'indagine e della conoscenza. Nell'ultimo secolo si sono verificati parallelamente due fenomeni fra loro compensativi: 
1) da una parte il rapido mutare del sistema socio-culturale ha comportato la progressiva dispersione di forme espressive tradizionali appartenenti alle comunità locali, ciò ha comportato la perdita crescente delle specificità culturali di ogni area e il conseguente adeguamento alla mondializzazione dei modelli culturali dominanti; 
2) dall'altra sia lo sviluppo delle tecnologie di documentazione audiovisva, sia l'evoluzione degli studi etno-antropologici e dei metodi di investigazione permettono di fissare, analizzare e tramandare ai posteri le espressioni del patrimonio immateriale.


Dunque non è più giustificabile disattendere all'obbligo della documentazione e dello studio del patrimonio etnocoreutico, poiché si tratta di un sapere che tende a ridursi progressivamente con la scomparsa degli anziani. Così come non si può sottacere soprattutto in un'era multimediale la riprovevole disattenzione per le tradizioni etnocoreutiche del mondo istituzionale ed accademico. 
Da almeno tre decenni l'opera volontaria e amatoriale, ma in taluni casi anche sistematica e competente, di alcuni ricercatori ha permesso di documentare e fissare con macchine da presa alcune centinaia di danze ancora in uso o rieseguite appositamente dagli anziani esecutori, prima che se ne perdesse completamente la memoria. La costituzione di alcuni archivi privati o istituzionali di documentazione etnocoreutica oggi sono depositi di conoscenza di grande importanza, per costituire anche in Italia le basi di studio dell'etnocoreologia. La stessa organizzazione mondiale dell'UNESCO sta valorizzando in questi anni proprio i beni effimeri e i saperi intangibili dei vari popoli, perché essi sono più soggetti alla dispersione e alla definitiva scomparsa.
Anche la Sicilia, in questo quadro nazionale già così precario, accusa la mancanza di un censimento a tappeto di ciò che è rimasto della ricca pratica dei balli popolari di un tempo o di ciò che viene ancora normalmente vissuto in occasione di feste religiose e laiche, di carnevali e di festini privati. Sono stati editati sinora pochi studi sui balli popolari siciliani, ma la ricchezza latente di alcune comunità che sta emergendo attraverso la ricerca impone agli esperti di allargare gli orizzonti del concetto stesso di danza tradizionale e studiare a 360 gradi la complessità del fenomeno etnodanza: esplorazione di nuove aree geografiche o nuove tipologie coreutiche, ricerca e vaglio delle fonti storiche, analisi morfologica dei repertori e studio antropologico dei contesti culturali sono solo alcuni dei compiti che attendono chi vorrà seriamente lavorare in questo ambito disciplinare. Inoltre, i molti decenni di pratica folkloristica del ballo e il più recente fenomeno del folk-dance-revival, con evidente tendenza di entrambi alla spettacolarizzazione e alla reinvenzione, hanno creato nell'immaginario collettivo un'altra identità stessa del ballare siciliano ed ha creato ibridismi oggi non semplici da dipanare.
Questo primo convegno di studi sui repertori etnocoreutici siciliani chiama al confronto tutti coloro che in questi anni hanno operato nel settore, pur con finalità e modalità differenti, per compiere innanzitutto un primo inventario dei risultati delle ricerche sul campo sinora effettuate, per confrontare, inoltre, percorsi e finalità degli studi in corso, porre questioni, promuovere progetti e far nascere collaborazioni.
La pubblicazione degli atti del convegno, obiettivo di primaria importanza sin dall'ideazione dell'assise, dovrà rappresentare un primo fondamentale apporto scientifico collettaneo per comunicare l'attuale stato degli studi etnocoreologici sulla tradizione siciliana, per evidenziare la pluralità dei temi e dei percorsi intrapresi e fungere nel contempo da laboratorio teorico delle tante questioni che gli studi etnocoreologici affrontano nel dibattito internazionale da vari anni.

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

h. 9,30: Saluto delle autorità e degli organizzatori
h. 10: Inizio lavori. Presiede il prof. S. Bonanzinga (Univ. di Palermo) 
Relatori:
- Giuseppe Michele Gala, (etnocoreologo, resp. naz. Danze Etniche UISP, dottorando in Antropologia all'Univ. degli Studi di Sassari), La complessa questione etnocoreutica siciliana fra varie identità, luoghi comuni e nuovi metodi di osservazione e analisi. 
- Marta Di Mariano (dottore di ricerca in Antropologia Culturale Univ. degli Studi di Sassari), Danze delle Candelore per S. Agata a Catania.
- Giuseppe Biondo (insegnate di Educazione Fisica, ricercatore), Danze di tradizione in provincia di Enna. 
- Maria Grazia Magazzù (dottore di ricerca in Etnomusicologia dell'Univ. degli Studi di Bologna), Il balletto messinese: contesti sociali e valori formali.
-Sergio Bonanzinga, (docente di Etnomusicologia e Antropologia della Musica dell'Univ. degli Studi di Palermo), L'indagine etnocoreutica in Sicilia: consuntivo e prospettive.

h. 16,00: Ripresa dei lavori. Presiede il prof. G. M. Gala.


TAVOLA ROTONDA: La danza siciliana dalla tradizione alla spettacolarizzazione e riproposta extracontestuale.
Contributi di:
Lillo Alessandro (coreografo del gruppo folk “I canterini peloritani”, Vicepresidente della F.I.T.P.): Un viaggio nella danza siciliana di oltre cinquant'anni.
Liborio Lombardo (docente di Storia e Filosofia, sacerdote) Storia e tradizione dei Giasanti alla festa della Madonna della Luce a Mistretta. 
Tiziana Miniati (ricercatrice dell'Ass. Cult. Taranta, insegnante di danza popolare UISP Lega Danza), Nel regno dello scotis.
Margherita Badalà (ballerina e insegnante di danza), “U ballettu” dei Peloritani: luoghi, suoni, personaggi, ricordi di una comunità danzante, tra passato e presente.
Di Giorgio Rosanna, Alcuni balli tradizionali dell'area delle Madonie: un'esperienza di ricerca sul campo.
Fulvio Galione (presidente del Gruppo Folk “Tataratà” di Casteltermini): La danza armata del tataratà, dalla tradizione all'adattamento odierno.

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