IL TRESCONE

(ricerca e testo di G. M. Gala - © TARANTA 2003)

TRA I PIÚ ANTICHI BALLI ITALIANI

«L’etimo ne rivela un’origine medievale (dall’antico germanico “thriskan” = battere, oggi “dresken” = trebbiare) e quello che doveva essere un tempo il motivo cinesico dominante, il percuotere i piedi sulla terra, atto ergonomico funzionale alla trebbiatura: le persone battevano con i piedi il grano sparso sull’aia per staccare i chicchi dalla paglia. Di qui probabilmente l’origine ergonomica del ballo. Ma la tresca del XIII e XIV sec. si presenta come un ballo vivace (Dante, Inf. XIV, 40-41), «È la tresca una maniera di ballare, la quale si fa di mani e di piedi» (Boccaccio, Il Commento..., II, 261), (Buti, Commento ovvero Lettura..., 14). Le fonti scritte non ci trasmettono però sufficienti informazioni per comprendere le strutture ed i movimenti del ballo, dalla traslazione semantica che il “tresca” e “trescare” hanno avuto a partire dal XV sec. comprendiamo che doveva essere un ballo di evidente carattere erotico. Le prime indicazioni a noi note del lemma “trescone” (come alterato dispregiativo di “tresca”) risalgono al secondo Cinquecento. Ancora oggi la tresca e trescone si rintracciano in aree d’influenza toscana (nella Toscana tutta, nell’Appennino tosco-emiliano, in Romagna e nell’Umbria occidentale), ma tracce del nome trescone sono presenti in Sicilia (tarascuni), Basilicata (tarasconë), Corsica (tarascone) e Provenza (tarascon).
Oggi il trescone continua ad essere ballato in modo rituale e in casi molto rari solo in Maremma. Qui più che altrove, il trescone è un ballo pantomimico ballato in coppia o in piccoli gruppi, nel quale si simula in forme scherzose l’amplesso. Il trescone non è un ballo “normale”, per qualsiasi momento o eseguibile da qualsiasi persona. Emerge solo in particolari rituali (befanate, carnevali, feste private, veglie, ecc.) e in contesti in cui il gruppo sociale si trova in armonica e piacevole convivialità: il vino, il cibo, l’allegria e la battuta salace sono ingredienti per un ballo simile, così come a ballarlo sono sempre i "tresconai", persone caratterialmente teatranti che interpretano con serietà giocosa il ruolo fra ilarità e provocazione attiva dei presenti. In occasioni all’aperto il trescone è spesso ballato da soli uomini, dei quali qualcuno può interpretare anche un caricaturale ruolo femminile, con o senza travestimento improvvisato. [...]».

[Testo tratto dal libretto del cd Trescone a veglia. Balli della maremma toscana (di G. M. Gala) della collana discografica "Ethnica", Ed. Taranta 2001, pp. 16-17.]

Sull'Appennino mugellese la tresca viveva come ballo autonomo ma trasformato in una sorta di polka [ricerche di T. Biagi e G. M. Gala], mentre sul versante della Val del Savena (provincia di Bologna) la tresca veniva solitamente usata come appendice e chiusura i tutti i nalli saltati della zona [ricerche di S. Cammelli e P. Staro]. Anche in Veneto il Cornoldi attesta la presenza del trescone sotto forma di contraddanza, simile alle forme del saltarello romagnolo. Nell'Archivio di Documentazione Etnocoreutica dell'Associazione Culturale Taranta sono conservati diversi materiali video e fotografie con esecuzioni di tresconi toscani, umbri e romagnoli registrate in varie situazioni rituali e in vitro. Ancor più numerose sono le registrazioni sonore di brani musicali di tresconi depositate in archivio.

LA TRESCA

Ballo autonomo di carattere vivace, nel corso del XX sec. nella montagna bolognese, sull'Appennino pistoiese e nell'alto Mugello veniva inserito a fine dei balli "saltati" montanari o della marina come chiusura; nel primo caso come ballo generalmente in coppia e nel secondo sotto forma di essenziale quadriglia da parte del gruppo dei ballerini.

ALCUNI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

BRAGAGLIA Anton Giulio, Danze popolari italiane, Roma, ENAL, 1950.
CAMMELLI Stefano, (STARO Placida), Musiche da ballo, balli da festa, Alfa, Bologna 1983
CORNOLDI Antonio, Ande, bali e canti del Veneto, Padova, 1968.
GALA Giuseppe Michele:
1987 - Relazione sulle danze popolari toscane, in Gruppo di Lucignano 1937-1987, Arezzo, pp. 18-23."
2002 - Balli tradizionali in Umbria, (libretto allegato), collana discografica "Ethnica", TA004, Ed. Taranta, pp. 16-17.
1993 - Io non so se ballo bene". Canzone a ballo e balli cantati nella tradizione Italiana, Trescone, in "Choreola", n. 9, anno 1993, Firenze, Edizioni Taranta, pp. 219-224.
2001 -Trescone a veglia. Balli della maremma toscana (libretto allegato), collana discografica "Ethnica", TA013, Ed. Taranta, pp. 16-17.
NOCENTINI Alberto:
1987 - Alle origini del trescone, in Gruppo di Lucignano 1937-1987, Arezzo, pp. 24-28.
1991 - Tresca e trescone. Etimologia dei balli popolari italiani, in "Choreola", n. 2, anno 1991, Firenze, Edizioni Taranta, p. 2-4.
STARO PLACIDA, Canto delle donne antiche. Con garbo e sentimento, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2001.
UNGARELLI Gaspare, Le vecchie danze italiane ancora in uso nella provincia bolognese, 1894, Ristampa anastatica: Bologna, Forni, 1974.

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 RIFERIMENTI DISCOGRAFICI SUL TRESCONE

Compact disc di riferimento musicale (con musiche tradizionali originali) della collana "Ethnica"

Balli tradizionali in Umbria,
(a cura di G. M. Gala), Firenze, Ed. Taranta, 1992 - 43 brani , durata 78' 54"- TA004
TA005

Vecchi balli di Romagna
vol. 1: Saltarelli, furlane e vecchio "liscio".
(di G. Gori e G. M. Gala), - Firenze, Ed. Taranta, 1994 - 33 brani, 77' 10" - TA009

Trescone a veglia
Balli popolari in Toscana - vol. 1: Balli della Maremma toscana
(a cura di G. M. Gala), Firenze, ed. Taranta, 2001 - 37 brani, durata 71' 23" - TA013

Vecchi balli di Romagna
vol. 2: Manfrine, quadriglie e vecchio "liscio"
(a cura di G. Gori e G. M. Gala), Firenze, Ed. Taranta, 1998 - 33 brani, durata 78' 55" - TA017

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