LA PIZZICA PIZZICA
testi di Giuseppe Michele Gala © 2003

TARANTISMO e PIZZICA PIZZICA: l'euforia e la mitificazione

La cura dei disagi psichici o fisici attraverso la musica e la danza ha sempre destato vivo interesse, perché significa percorrere strade diverse dalla medicina ufficiale e sancire l'esistenza di una pluralità di culture della sanità. Se poi si aggiunge - come nel tarantismo meridionale e nell'argismo sardo - la pregnante componente mitico-simbolica e magico-religiosa della taranta e della coreoterapia, allora il tema si fa persino affascinante; infatti per secoli il fenomeno ha "intrigato" molti medici, viaggiatori stranieri, artisti ed ecclesiastici, i quali, spinti dalla curiosità o per ragioni di studio, si sono recati in Puglia per constatare di persona il fenomeno.
Quasi del tutto estinto il tarantismo, nonostante permanga forte la sua memoria, il Salento si trova oggi a reinterpretare il ruolo della terra del mito aracnideo. Un inaspettato e al contempo costruito entusiamo stanno trasformando musica e danza della zona in prodotti alla moda pronti per essere commercializzati. Attorno al ballo - la pizzica - considerato erroneamente come l'unico capace di "guarire" o di provocare supposti effetti di estraneazione (trance, possessione, esorcismo, endorcismo, ecc.), si è creato un movimento consistente di nuovi "devoti", con le proprie liste informatiche, i raduni, gli idoli, i feticci, il mercato.
Ma se si vuole scavare nel profondo per dare sostanza filologica alla reale pratica dei balli in Puglia e al loro uso ritualizzato, allora diventa obbligatoria la ricerca etnografica, che in realtà pochi praticano metodicamente. Insomma, quali erano le pizziche eseguite realmente dagli anziani? Quali le differenze tra la forma ludica e quella terapeutica? In quali contesti e in quali forme si ballava nei secoli precedenti? La pizzica pizzica può essere ancora un ballo scatenante e liberatorio? Queste alcune delle domande che numerosi giovani ci rivolgono di frequente.

LA PIZZICA PIZZICA

Dal 1980 stiamo perlustrando con varie campagne di indagine la tradizione del ballo in Salento (1980-82, 1988, 2000-2006) alla ricerca delle diverse forme di danza e, via via che la ricerca si allarga anche alle altre province pugliesi, il quadro va facendosi sempre più chiaro e complesso, confortato da documenti cine-video talora sorprendenti.

Area di diffusione e stato di conservazione. Dal Salento, al Tarantino, a tutto il Barese, dal Materano all'area ionica della Basilicata era diffuso sino all'ultima guerra il nome della pizzica pizzica per indicare un ballo vivace di coppia, che affiancava o talvolta si confondeva con la tarantella stessa. Legata al rituale terapeutico del tarantismo, la pizzica pizzica compare come termine coreutico nelle fonti solo alla fine del secolo XVIII. Oggi la pratica viva nelle forme originali del ballo è quasi del tutto estinta (fanno eccezioni solo poche località in area non del Salento leccese), i repertori che si recuperano attraverso le testimonianze esecutive degli anziani sono scarni e impoveriti.

L'uso del fazzoletto. Un tempo il ballo prevedeva anche l'invito con la consegna del fazzoletto da parte della persona che iniziava il ballo verso quella che con cui desiderava ballare; di questo uso c'è ancora traccia nella memoria degli anziani salentini. Lo stesso meccanismo di invito avveniva in tutta la regione e ancora oggi avviene in acune aree della Basilicata e della Campania con apposito canto d'invito codificato.

BREVI CENNI SULLA MORFOLOGIA DELLA PIZZICA PIZZICA TRADIZIONALE
Dal punto di vista morfologico, i diversi documenti etnografici raccolti in pellicola e in video - grazie alla riesecuzione degli anziani portatori e agli ultimi residui di pratica reale - legano in modo inequivocabile la pizzica pizzica al un più ampio sottogruppo apulo-lucano della tarantella meridionale. Sul piano strutturale vi è molta analogia fra la varianti di pizzica pizzica e le altre tarantelle dell'area apulo-lucana: la danza, principalmente eseguita in coppia (ma non solo) all'interno di una ronda o cerchio di spettatori, suonatori e ballerini, si compone essenzialmente di ballo frontale e giro; tali figure ricorrenti sono arricchite da rotazioni su se stessi, brevi avvicinamenti confidenziali, giri legati e "mosse" di chiaro riferimento sessuale. Pur prevalendo la formula in coppia mista, la pizzica pizzica può essere danzata anche fra donne e fra uomini. In quest'ultima combinazione la pizzica può trasformarsi in scherma danzata, se i ballatori ne conoscono il repertorio e se si crea quel clima di necessaria scherzosa competizione.

Figure coreografiche a coppia legata
Più si studiano con l'aiuto dei ballerini anziani i vari modi di ballare la pizzica pizzica di una volta, più si scoprono dettagli formali che avvicinano il ballo apulo-lucano alle più ampie famiglie della tarantella e del saltarello. Il contatto tra i ballerini (per braccia, per mani, ecc.) era usato soprattutto per girare, ma non mancano esempi anche durante il ballo frontale. È probabile che il ballo abbia subìto l'influenza dei balli "borghesi" di sala ottocenteschi, ma certamente forme di contatto erano presenti anche nei secoli precedenti. Si sono osservati sia in Salento che nell'area murgese.

PIZZICA SCHERMA

Nel Leccese, nel Brindisino e nel Tarantino si pratica (in molti centri si praticava) da parte di soli uomini la forma duellata della pizzica, detta appunto pizzica scherma o schermata, oppure più semplicemente scherma. Vi sono modi diversi di schermare e gli schermitori sono spesso legati al mondo carcerario o rom stanziale (ne scrive Gramsci nelle “Lettere dal carcere”). Si mima il coltello con le dita della mano, molta parte della gestualità risente dei codici schermitòri e di una simbolica tradizionale non sempre di facile lettura . La semantica gestuale è conservata e trasmessa con riserbo o addirittura segretezza. La partecipazione alla danza-scherma aveva modalità settarie e iniziatorie tipiche delle società segrete: infatti un tempo per entrare nella cerchia degli schermitori bisognava aver avuto lezioni da maestri di riconosciuta fama, passare una sorta di rito di iniziazione (conoscenza delle tecniche, delle regole e degli adepti) e godere dell'altrui considerazione, altrimenti si rischiava di essere beffeggiati dagli altri schermitori.
Una forma analoga, pur se diversa nello stile, è oggi presente nella Calabria meridionale, con la tarantella schermata riggitana (non immune da contatti socio-simbolici della 'ndrangheta). Si hanno comunque tracce di una diffusa presenza un tempo in tutto il sud di questa particolare tipologia coreutica.

LA NEO-PIZZICA

Dalla seconda metà degli anni '90 nel Salento leccese alcuni suonatori e ballerini del mondo teatrale e folk-revivalistico, senza una capillare indagine sul campo, hanno diffuso una neo-pizzica sostanzialmente difforme dalle strutture e dallo stile esecutivo della tradizione, vendendola talvolta come ballo della tradizione. Un entusiastico mercato di nicchia prevalentemente giovanile, sensibile alla creazione di nuovi miti “alternativi” e pronto a lasciarsi andare ad una sorta di “fascinazione collettiva” prodotta dalla riscoperta culturale del tarantismo, ha assunto la pizzica ad emblema ideologico dell'antiglobalizzazione. Grande successo ha avuto infatti la nuova moda coreutica tra i centri sociali giovanili, divenendo un importante mezzo di socializzazione ed un emblema quasi ideologico.

La neo-pizzica si basa su una mescolanza approssimativa di ingredienti preparati con lo scopo di costruire un ballo-simbolo che rappresentasse nel mondo l'immagine del sud e dell'Italia: corteggiamento esasperato attinto dal folklorismo di spettacolo (come il gioco degli sguardi ravvicinati, la testa rigirata e la mimica “caballera”, passettini lenti d maniera, atteggiamenti flamencati o “a torero”, pantomima teatrale di una narrazione erotica (fuga-inseguimento-accettazione), elementi di rituali estatici (rotazioni, dinamiche parossistiche, estraneamenti momentanei) sono stati mescolati e vengono trasmessi da giovane a giovane (non da vecchio a giovane com'è solitamente nella tradizione) durante i grandi concerti di "pizzica-rave” dell'estate salentina o da improvvisati insegnanti in corsi di danza. Secondo ogni buona regola di marketing, la nuova invenzione è sostenuta da qualche finction cinematografica (Pizzicata, Sangue vivo, servizi televisivi, ecc.), da ritrovi musicali di "pizzicati” in tutta Italia e da nuove terminologie “ad effetto”, inesistenti nella tradizione, come: “pizzica de core”, il “ballo della taranta”, la “danza dei coltelli” o la “danza delle spade”, le “tre tarante”, ecc. [vedi scheda successiva].
Gli elementi stilistici e strutturali di maggior diversità della neo-pizzica con la pizzica pizzica tradizionale stanno
- nel diverso rapporto dei corpi col terreno: più battuto ed energico e senza eccessivi abbellimenti la forma tradizionale;
- nella gesticolazione di braccia, polsi e mani: accademica e delicata nella neo-pizzica, robuta e contadina nell'altra;
- nel rapporto visivo tra i ballerini: sguardi fissi e impostati, colli torti e mimiche artificiali nella neo-pizzica, semplice e appena visibe nella tradizionale;
- nella perdita della trama circolare dei percorsi nella nuova forma, molto legato al senso di circolarità - risaltato dalla ronda - quella antica.
Oggi si avverte tra i salentini - soprattutto studiosi di folklore - una tendenza a frenare queste innovazioni esasperate che tengono gli anziani distanti e derubati nel loro ruolo di trasmettitori; si iniziano a fare i dovuti "distinguo” e a privilegiare dimensioni più ridotte e familiari, mentre qualche studente universitario sta avviando ricerche su forme e contesti del ballo, comunciando a distinguere le rare forme tradizionali dal revival.

TARANTA, TARANTISMO E TARANTELLA: dibattito

Il vivace ritorno negli ultimi anni del dibattito culturale sul tarantismo pugliese ha innescato un inatteso processo di valorizzazione di alcune espressioni del patrimonio tradizionale salentino che rischiavano altrimenti la definitiva estinzione: in modo particolare la musica e la danza tradizionale sono diventate un segno di riconoscimento e di recuperata identità dei giovani salentini sino a propagarsi in tutta l’Italia e oltre i confini nazionali negli ambienti legati alla world music. La pizzica non è oggi solo un ballo, è un emblema, un forte richiamo, una griffe, una sorta di nuovo mito culturale che crea moda, spettacolo, turismo, mercato editoriale e musicale. Il Salento si configura in Italia come un importante laboratorio antropologico, nel quale si misurano e si interconnettono bisogni identitari (smantellati con troppa fretta dalle generazioni precedenti) e strade diverse dalla globalizzazione culturale in atto; un laboratorio nel quale si gioca una scommessa sul ruolo che la tradizione potrà avere nella società post-industriale e multimediale e nei futuri processi di turismo di massa e di sincretismi culturali interetnici.
Ma dietro alla diffusa domanda di danza popolare mancano in Salento una capillare ricerca sui balli degli anziani e adeguati studi etnocoreologici; le varie “neo-pizziche” che circolano nei concerti folk sono state reinventate - come si è detto prima - senza un reale confronto e una mutuazione coerente dei modelli tradizionali. Come tutte le mode culturali, la pizzica sta esorbitando dagli ambiti e dalle funzioni che la tradizione le assegnava e viene vissuta con nuovi linguaggi corporei dettati da una visione folkloristica e tardo-romantica della danza. Davanti al rischio di eccessiva spettacolarizzazione e di radicale stravolgimento dei tratti distintivi del folklore salentino, negli ultimi anni da parte di alcuni operatori culturali del settore si è aperto un fecondo dibattito per distinguere fra tradizione e legittima creazione artistica, al fine di limitare gli approcci superficiali e le inesattezze cognitive ed avviare un rapporto più stretto con i portatori della tradizione, quegli stessi anziani che ora sono in gran parte esclusi dal loro ruolo di “maestri”.
Porsi la questione della tutela del patrimonio culturale salentino vuol dire innanzitutto conoscerlo bene.
Il nostro viaggio nella pizzica pizzica nasce da una lunga ricerca sul campo a partire dal 1979 e si avvale del contributo di esperti e di varie angolazioni disciplinari. Ma ci rendiamo conto quanto sia urgente oggi avviare ricerche approfondite sul tarantismo per arricchire la fugace (pur se fondamentale) esplorazione demartiniana, prima che gli ultimi testimoni diretti del fenomeno scompaiano per sempre. Il messaggio più originale, che la nostra associazione cerca di trasmettere da oltre 20 anni, sta nel grande valore da dare alle fonti e alla critica delle fonti, sia storiche che etnografiche.

Il dibattito infiamma i sostenitori dei vari indirizzi di studi e di vissuto. La gran parte degli appassionati, all'oscuro spesso delle forme originali della pizzica o male ammaestrati da docenti improvvisati si colloca sul “modernismo” e sulla liceità di inventarsi espressioni nuove della contemporaneità. La minoranza “tradizionalista" vuole un recupero del ruolo degli anziani e un ricalco - pur se mediato dai linguaggi corporei mutati dell'oggi - delle forme tradizionali che recano in se un'altra concezione del corpo e della danza. dimensioni da recuperare. In realtà processi di innovazione o di rottura col passato sono sempre esistite nella storia delle tradizioni popolari. Bisognerà aspettare ancora diversi anni per constatare se si tratta di una delle tante mode passeggere giovanili o se attecchirà sul territorio salentino e diventerà espressione trasmessa anche alle future generazioni. In ogni modo sarà fondamentale pure in questo caso il ruolo dei ricercatori documentaristi che potranno attestare l'avvenuta cesura e discontinuità col passato. Negli ultimi anni sta progressivamente aumentando il numero di persone che si avvicinano più criticamente al "mondo della pizzica", che vogliono conoscere e apprendere le forme contadine originarie del ballo. Che il ballo della pizzica sia diventato un'icona di un movimento più vasto che va ben oltre la passione per la danza popolare, ma che fa parte di un habitus socio-culturale dell'alternatività sociale, è ormai evidente, e il fenomeno ha suscitato l'attenzione di sociologi, psicologi ed antropologi. Come ogni moda culturale che ha un suo andamento di crescita prima, di apice e poi di lenta parabola discendente, si sta verificando che quella che potremo chiamare "prima generazione della pizzica" (anni 1992-2005 circa), oggi se ne sta distaccando (in alcuni casi persino con una sensazione di rigetto) e sta passando ad altri interessi .
Per il momento dei risultati positivi il “movimento della pizzica” li sta già ottenendo:
- avvicinare i giovani alla questione della sopravvivenza e della rimessa in gioco nella società contemporanea della tradizione popolare
- incentivare un mercato culturale che a sua volta stimola ricerche e pubblicazioni;
- riscoprire sonorità, strumenti musicali e corporeità che fanno parte delle proprie radici culturali e che ci identificano rispetto ad una semplificazione e omologazione planetaria.

Per questo studiosi e operatori culturali non possono stare a guardare, ma devono contribuire a dare spessore scientifico alla sete di sapere e di radici culturali e a rendere meno superficiale l'accostamento ad una identità profonda che ci portiamo comunque dentro.


ALCUNI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
SULLA TARANTELLA ED IL TARANTISMO


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- Ibidem, La pizzica ce l’ho nel sangue. Riflessioni a margine sul ballo tradizionale e sulla nuova “pizzicomania” del Salento, in Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento (a cura di V. Santoro e S. Torsello), Lecce, Ed Aramirè, 2002, pp.109-153.
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- Ibidem, Il dissidio nel corteggiamentoe il sodalizio nella sfida: per una rilettura antropologica del complesso sistema dell'etnocoreutica italiana, in Pietro Fumarola, Eugenio Imbriani (a cura di), Danze di corteggiamento e di sfida nel mondo globalizzato, Nardò, Besa, 2006, pp. 63-110.
- Ibidem, Sonu, saltu, cantu, coloribus. Balli tradizionali in Puglia fra storia e società, in "Il Folklore d'Italia", rivista scientifica della Federazione Italiana Tradizioni Popolari, n. 2, 2007, pp. 10-43.
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Periodici, discografia e materiali di documentazione

Culture Musicali (Rivista della Società italiana di etnomusicologia), nn. 7-8, Unicopli, Milano 1985.
Choreola (Rivista di danza popolare italiana), Taranta, Firenze 1991-1999.
Ethnica, collana discografica di danza popolare italiana (a cura di G. M. Gala), Taranta, Firenze 1991-2001.
Albatros, collana discografica di musica popolare (a cura di R. Leydi), Milano, Sciascia Ed. 1973-1991.
Suoni, collana discografica di musica popolare (a cura di D. Carpitella), Roma, Fonit Cetra 1981-1985.
Dizionario Enciclopedico della Musica e dei musicisti. Il lessico, Torino, UTET, 1983, voce "Tarantella", pp. 491-496.

Compact disc di riferimento musicale
(con musiche tradizionali originali)

- Musiche e canti popolari del Salento (a cura di B. Montinaro), Edizioni Aramirè, Lecce 2002

- Pizzica taranta. Musiche e balli del Salento, (a cura di G. M. Gala) collana "Ethnica", TA023, Firenze, Taranta 2003.
- Bona sera a quista casa. Gli "Ucci", pizziche, stornelli, canti salentini, Ed. Aramirè, 1999.
- Canto d'amore. Voci, suoni, ritmi della Grecìa salentina, Ed. Aramirè 2000.
- La tarantella del Gargano, (a cura di G. M. Gala) collana "Ethnica", TA021, Taranta, Firenze 2000.


ERRATA CORRIGE

Lessico improprio e talvolta abusivo
nel trattar di pizziche e tarante.

La "pizzicomania" in atto in questi anni ha stimolato inventori di neologismi a sbizzarrirsi in parole ed espressioni ad effetto, per assecondare anche con un "fascinoso" linguaggio una moda precostituita. Verba substantia sunt, dicevano i latini; è vero che i dizionari alla fine rincorrono la lingua parlata, ma nella storia innumerevoli sono i casi di parole appena affacciatesi che sono state poi corrette da competenze più appropriate. Ma qui si tratta di patrimonio culturale che ci proviene dal passato, e anche nel denominare le cose un po' di filologia non guasta, per dare a Cesare quel che è di Cesare.

danza dei coltelli,
danza delle spade
nomi pittoreschi (ma semanticamente molto devianti) che sono stati dati al ballo della scherma salentina. In realtà la "scherma" o "pizzica-scherma" (tali sono i nomi adottati a memoria d'uomo dalla tradizione locale) non è mai stata "battuta" con i coltelli, né tanto meno con le spade. Quali forze dell'ordine avrebbero permesso l'uso di armi per una giocosa contesa - pur se tradizionale - in una pubblica festa? I suddetti nomi sono stati adottati da alcuni operatori e giornalisti pugliesi.

neotarantismo
altro termine di moda [vedi A. Nacci] che lascia supporre una nuova forma o addirittura un ritorno del tarantismo nella società pugliese attuale. Chi si è documentato sui testi storici del tarantismo sa quanto sia poco probabile una reale riedizione del fenomeno. I raduni pizzicaroli attuali somigliano molto di più ai raves e agli happenings mutuati dalla musica rock o metal, che alle festicciole domestica del mondo contadino.

pizzica de core
espressione inventata da Giorgio di Lecce per indicare la pizzica cosiddetta "di corteggiamento", ma del tutto assente nella tradizione salentina. Il ballo di divertimento o talvolta di allusione erotica veniva detto semplicemente "pizzica pizzica" o "tarantella".

taranta
negli ultimi anni alcuni operatori stanno diffondendo questo ternmine per indicare il ballo della pizzica o delle tarantate. Nei dialetti meridionali (e non solo salentini) "taranta" vuol dire semplicemente "tarantola", indica quindi il ragno. La musica usata per "scazzicare" le tarante (per cacciare gli effetti del morso della tarantola) veniva detta da Stifani "pizzica tarantata". In alcune aree del tarantino-brindisino (ma anche del Leccese settentrionale) col termine "taranta" si poteva indicare l'intero fenomeno rituale della terapia coreo-musicale del tarantismo e di conseguenza anche il corrispondente repertorio musicale e coreutico. Alcune informazioni raccolte durante le ricerche di questi ultimi anni hanno forti analogie con le descrizioni che del fenomeno fa L. G. De Simone in La vita in Terra d'Otranto, secondo il quale la "tanza" della "taranta" si poteva articolare in 12 "muedi" musiali diversi (purtroppo ne cita solo tre e non specifica se ad essi corrispondevano danze diverse o varianti di uno stesso modello coreutico).

tre tarante
altra espressione coniata da Giorgio Di Lecce nel 2000-2001 per indicare i tre balli principali del Salento leccese. L'espressione nel dialetto salentino vuol dire semplicemente "tre tarantole". In realtà i balli tradizionali usati nel Salento meridionale negli ultimi secoli per curare gli effetti del morso - vero o presunto - di ragni o scorpioni erano ben più numerosi.

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