In questi anni l'esplosione di interesse fra i giovani per la pizzica e le tarantelle del sud ha fatto riporre nel dimenticatoio le tradizioni musicali e coreutiche di altre regioni. La famiglia del saltarello dell'Italia centrale è un patrimonio di notevole interesse storico e culturale. In quest'area l'Abruzzo occupa un ruolo di assoluto rilievo grazie alla diffusissima pratica dell'organetto (lu ddu' bbottë), che lo fanno essere la regione a più alta densità musicale di questo strumento, che, diffusosi solo dalla seconda metà dell'800, è entrato capillarmente in ogni angolo della regione a determinare gusti, ritmi e timbri della musica di tradizione locale.
L'Abruzzo è, per fortuna, una delle regioni italiane più esplorate dall'investigazione etnografica sin dalla fine del XIX sec.; basti qui ricordare i nomi dei folkloristi noti e meno noti (De Nino, Finamore, Lupinetti, Giammarco, Giancristofaro, Di Nola, Gandolfi, Di Virgilio, ecc.) che hanno lasciato preziose testimonianze di canti, proverbi, usanze, feste e rituali. Ma anche sotto l'aspetto etnocoreutico la nostra ricerca prosegue da oltre 24 anni, tale lavoro di scoperta e di documetazione audiovisiva permette oggi di acquisire e conoscere un ingente patrimonio di suoni e di balli, che lascia solo supporre quanta ricchezza culturale tradizionale l'Abruzzo avesse nei suoi tanti comuni dislocati su un territorio variamente conformato tra costa, valli, ampia fascia collinare e alte catene montuose e altipiani interni.
La vivacità e l'energia che la saltarella abruzzese o altri balli della regione trasmettono non hanno nulla da invidiare ai balli cugini delle regioni meridionali, che come l'Abruzzo, hanno costituito un mondo culturalmente omogeneo grazie all'appartenenza per secoli allo stesso Regno delle Due Sicilie e ad una similare storia civile.
Il Festival della Majella si vuole connotare sin dal suo nascere per la profonda corrispondenza col territorio. Sta proprio nel legame con le radici culturali locali la specificità di questa festa-evento: gli anziani insieme ai giovani del luogo nel profondo piacere dello stare insieme tra vino, buone mangiate, chiacchiere scherzose, discorsi seri, suonate, cantate e ballate. La festa della Majella si rivolge soprattutto ad un pubblico abruzzese desideroso di riscoprire le proprie radici e gli umori culturali di una terra antica, alla ricerca di una nuova sintesi fra passato e futuro. E la Majella, questa maestosa madre-montagna è pronta a farsi fare il solletico dai salti dei suoi ballatori di saldarellë.
Il Festival è un nuovo crocevia per la musica tradizionale delle regioni centrali coperte dalle varie forme di saltarello, durante le sue giornate si esibiranno singoli suonatori e gruppi abruzzesi e delle regioni limitrofe: Molise, Lazio, Umbria e Marche. Si confronteranno canti lirici, narrativi, religiosi, amorosi, allusivi, di questua, di serenata e di lotta, nonché musiche strumentali da ballo (saltarelli, ballarelle, sciottë, quadriglie, lavanderine, ballinsei, ecc.).