BALLI POPOLARI ITALIANI

Alcune delle numerose danze ritrovate, documentate e studiate in varie regioni italiane
Brevi schede descrittive (elenco provvisorio a cura di G. M. Gala su circa 500 balli)
© TARANTA 1999-2006


Ballarella

Famiglia coreutica diffusa a intercapedine tra l'area della tarantella e quella del saltarello. Appartenente alla tipologia delle danze centro.meridionali a struttura aperta, la danza ha un rapporto con le apposite musiche solo di tipo ritmico. Esistono varianti esecutive in coppia (di vario genere), a quattro e a più coppie, così come dal punto di vista cinetico spesso si articolano in ballarelle lente e saltate.[Vedi pagina specifica su questo stesso sito: www.ballarella.it].

Ballindodici

Contraddanza della famiglia delle gighe, smessa da oltre 30 anni e ripresa recentemente tra Val di Chiana e Orvietano. Il ballindodici viene ballato - come dice lo stesso nome - da 12 persone (6 coppie miste). L'organizzazione coreografica risente anche dell'influsso della quadriglia, tanto che i nomi stessi delle figurazioni sono francesizzati. La struttura coreo-musicale è tripartita.

Ballittu

Gruppo etnocoreutici siciliano, avente molte analogie con la più ampia famiglia della tarantella meridionale. Veniva eseguito nella maggior parte dei casi in coppia mista e non. Numerose le varianti locali, alcune anche in forma legata e molto "girata" (pirullè), così come vasto è il repertorio musicale riferibile a lu ballittu.

Ballo del canto

Danza a saltarello di antica origine che consiste nell'invito cantato che ogni ballerino a turno rivolge ad una donna fra i presenti per ballare con lei e in una sua risposta prima di eseguire insieme un giro di saltarello in caso di accettazione dell'invito. Il canto segue i normali schemi metrici del canto a saltarello.

Ballo del chiamo o ballo della sala

Canzone a ballo di origine medievale già nota nel '300, il Boccaccio accenna nel Decameron ad una sua versione in uso a Varlungo nei pressi di Firenze dal nome "L'acqua corre alla borrana". Un suo commentatore postumo riporta il testo del canto e la trama del ballo, che presentano una forte analogia con l'ampia famiglia diffusa tuttora dalla Toscana, l'Emilia, la Romagna sino al Lazio e all'Abruzzo meridionale. La danza ha bisogno di un corifeo che canta , guida il ballo e forma le coppie.

Ballo dei gobbi (bal di göb, bal di tri gob)

Ballo carnevalesco maschile eseguito un tempo dalla "compagnia dei gobbi". Si danzava anche come buffa rappresentazione nei festini domestici; in genere i "gobbi" erano tre (spesso infatti beniva detto ballo dei tre gobbi), due o più gruppi di tre. Il ballo prevedeva un giro in fila indiana e una sequenza di gesti grossolani e sconci in controtempo eseguita stando sul posto.

Ballo imperiale

Interessante canzone a ballo ad invito, anch'essa di probabile origine medievale o rinascimentale. Ha forme esecutive analoghe al ballo del chiamo.

Ballo della lavandaia (o del fazzoletto)

Antico ballo pantomimico cantato di larga diffusione in Europa sin dal tardo Medioevo. Citato già come branle des lavandères dal Thoinot Arbeau nel sec. XV in Francia, questo tipo di danza doveva avere una larga diffusione in tutta la penisola, dove viene anche detto ballo della lavandera o ballo del fazzoletto. Esiste anche una diffusa trasformazione ludica come canto e gioco di bambini col nome di "la bella lavanderina".

Ballo della mela

Altro ballo cantato a invito, con offerta simbolica di una mela o di un arancio; serviva ad invitare la donna in ballo ed ha formare quindi le coppie. Dal sec. XIX è eseguito come ballo legato per tante coppie.

Ballo del sospiro

Danza di società che serviva a formare e disfare più volte le coppie. Attualmente è in disuso ed emergono diverse incertezze nella sua ricostruzione mnemonica. "Sospirando" si dichiarava la persona con cui si voleva ballare.

Ballo degli schiaffi

Più che appartenere alla famiglia dei balli-gioco, questa danza si ascrive strutturalmente al gruppo delle polke figurate, con l'intermezzo dei battiti di mano a ritmo musicale apposito.

Ballo sul tamburo

Genere dell'ampia famiglia della tarantella, diffusa in Campania intorno all'area vesuviana. Sono stati individuate sinora 3-4 sub-generi tipologici diversi del ballo sul tamburo: quello domiziano (con forte corrispondenza tra repertorio sonoro e musicale), quello vesuviano (ancora ben tenuto e strutturato), quello lattaro (tendente alla "vutata" in direzione oraria) e quello sarnese-nocerino (in stato di avanzata corruzione).
[Vedi pagina specifica su questo stesso sito:
www.tammurriata.it].

Ballu tundu

Forma coreografica dominante nell'antichità e largamente testimoniato nel Medioevo siono al Rinascimento, trova oggi piena legittimazione soprattutto in Sardegna, dove esistono numerose varianti modulari con diverse denominazioni (passu, passu torrau, dillu, dantza, bicchiri, tsoppu, ecc.). Su ballu tundu tende negli ultimi decenni spesso ad aprirsi e a "mostrarsi" all'esterno. Probabilmente questa "rottura" del cerchio è stimolata anche dalla sempre più frequente spettacolarizzazione dei tanti gruppi folkloristici, per i quali l'introversismo del ballo esclude lo sguardo dello spettatore dalla scena madre dello spazio coreutico.

Riferimenti bibliografici:

Carta Mantiglia G., Tavera A., Il ballo sardo: storia, identità e tradizione. Vol. 1: Le fonti del ballo sardo, Firenze, Ed. Taranta, 1999.
Gala G. M. (a cura di), Il ballo sardo: storia, identità e tradizione. Vol. 2: Forme e contesti del ballo sardo, Firenze, Ed. Taranta, 2000.
[Vedi pagina specifica su questo stesso sito:
www.ballutundu.it].

Furlana

Il nome farebbe derivare questo ballo dal Friuli, ma non sempre i riferimenti toponomici sono garanzia sulla provenienza reale di forme espressive popolari. La furlana è già citata da fonti scritte del XVI sec., figura inoltre come "ballo furlano" nel "Primo libro di balli" di G. Mainerio (1578). Questo ballo, propagatosi soprattutto nel XVII e XVIII sec. grazie all'influenza di Venezia, da ballo popolare divenne con le dovute modificazioni anche ballo aristocratico. Oggi si ritrovano esempi in Istria, Umbria, Romagna e Marche. Anche la furlana è praticata secondo le zone come ballo a struttura chiusa o come ballo pantomimico di coppia.
[Vedi pagina specifica su questo stesso sito: www.furlana.org].

Corrente

Ballo già presente in ambito nobile tra XVII e XVIII sec., è attestato soprattutto in area piemontese, dove si manifesta più diffusamente come ballo a più coppie miste.

Giga

La giga, che trae probabilmente nome dall'omonimo strumento a corde tardomedievale, è di origine centro-nordeuropea e si è diffusa nell'Italia settentrionale e centrale nei secoli XVII e XVIII. Quasi tutte le gighe documentate si presentano come contraddanze a due, tre, quattro o sei coppie, con coreografie varie a struttura chiusa, su apposite musiche anch'esse strutturate in parti corrispondenti.
[Vedi pagina specifica su questo stesso sito:
www.taranta.it/giga].

Lavanderina

Nelle regioni appartenenti all'ex Stato della Chiesa era diffuso fino ad alcuni decenni or sono un ballo detto, secondo i luoghi, lavanderina, lavandera, lavandara, ballo della lavandaia o ballo del fazzoletto. Si tratta di un antico ballo pantomimico a carattere narrativo e rappresentativo, di larga diffusione in Europa sin dal tardo Medioevo. Citato già come branle des lavandères da Thoinot Arbeau nel sec. XV in Francia, questo tipo di danza doveva avere una larga diffusione in tutta la penisola. Nel secolo scorso il Belli citava questa danza insieme al saltarello come uno dei balli più usati nella Roma popolare. Esiste tuttora una diffusa trasformazione ludica come canto e gioco di bambini col nome di "la bella lavanderina". Ma mentre alcune versioni prevedevano un dialogo cantato e mimato fra un uomo ed una lavandaia, nel quale traspariva come aspetto predominante il corteggiamento, le versioni romagnole finora emerse dalle descrizioni mnemoniche avevano perso il testo dialogato e si presentavano in forme influenzate dalla manfrina o dalla quadriglia.

Manfrina

Etimologicamente si è soliti far derivare la manfrina dalla toponimica monferrina (ballo del Monferrato); ma vi sono altre ipotesi più antiche. La manfrina un'ampia famiglia di danze dell'Italia settentrionale e centrale, si è diffusa anche fino nell'Umbria e la Sabina. Formatasi negli attuali assetti in tra fine '700 e i primi dell'800, essa si compone di più parti coreografiche, forse un tempo autoctone e distinte. È praticata con numerosi varianti, prevalentemente nella formula a due coppie miste, ma non mancano anche manfrine di coppia, a sei persone o a più coppie, come ballo di sala. Le manfrine finora documentate si presentano sotto una doppia tipologia: gli esempi più numerosi recuperati presentano una struttura chiusa guidata dall'esecuzione musicale, anch'essa articolata in parti ben definite; ma esistono anche casi rari di manfrine pantomimiche.
[Vedi pagina specifica su questo stesso sito: www.manfrina.it].

Marina (o giga marina)

Ballo a contraddanza della famiglia delle gighe con quattro coppie miste disposte a croce. Il ballo era diffuso un tempo in Toscana lungo tutto l'arco appenninico (ne abbiamo ritrovato sinora tracce di quattro modelli diversi, ma ne vengono menzionati altri con terminologie varie). L'Ungarelli lo elenca anche fra i balli dell'area bolognese. La trama coreografica prevede solitamente varie figure ripetute meccanicamente fino a che tutti gli uomini ballano con tutte le donne. In ancuni modelli è prevista una tresca finale consistente in una sorta di breve quadriglia.
[Vedi pagina specifica su questo stesso sito:
www.taranta.it/giga].

Moresca

Ampia famiglia di danze armate diffusa in tutta l'Europa e in alcuni Paesi venuti a contatto con la colonizzazione europea. In Italia è presente in molte regioni (Piemonte, Trentino, Toscana, Lazio, Molise, Campania, Sicilia) sotto vari aspetti e differenti nomi (bal do sabre, danza della spada o degli spadonari, 'ndrezzata, ballo con le mazzarelle, mattaccino, taratatà). Comuni denominatori sono l'uso di armi (spade, bastoni, ecc,), la partecipazione di un gruppo di esecutori (un tempo solo maschi), il combattimento o la perizia nell'uso delle armi .

Paroncina

Canzone a ballo d'incerta etimologia. Oggi è rintracciabile soprattutto in Romagna, nel Montefeltro e in alta Valtiberina. Molte sono le analogie melodiche e coreografiche tra la paroncina, la furlana e la veneziana.

Punta e tacco

Nell'Italia centro-meridionale più volte ci siamo imbattuti in una danza o in motivo coreutico dai nomi di tacco e punta o punta e tacco. Si tratta di una specie di polka figurata nella quale si inseriscono su apposito fraseggio musicale dei passi "di tacco e di punta".

Pizzica pizzica e pizzica scherma

Dal Salento a tutto il Barese, dal Materano all'area ionica della Basilicata era diffuso sino all'ultima guerra il nome della pizzica pizzica per indicare un ballo vivace di coppia che affiancava o talvolta si confondeva con la tarantella stessa. Legata al rituale terapeutico del tarantismo, la pizzica pizzica compare come termine coreutico nelle fonti solo dai primi anni del XIX sec. Oggi la pratica viva nelle forme originali del ballo è quasi del tutto estinta; dal punto di vista morfologico i diversi documenti video raccolti grazie alla riesecuzione degli anziani, legano la pizzica pizzica al un più ampio sottogruppo apulo-lucano della tarantella meridionale. Un tempo il ballo prevedeva anche l'invito con la consegna del fazzoletto.
Dalla seconda metà degli anni '90 nel Salento leccese alcuni operatori hanno diffuso una neo-pizzica totalmente difforme dalle strutture e dallo stile esecutivo della tradizione, vendendola come ballo DOC. Un mercato di nicchia prevalentemente giovanile lo ha recepito come una sorta di nuovo mito "alternativo" insieme ad un senso di fascinazione collettiva prodotta dalla riscoperta del fenomeno del tarantismo.
Nel Leccese, nel Brindisino e nel Tarantino si pratica da parte di soli uomini la forma duellata della pizzica, detta appunto pizzica scherma o schermata. Vi sono modi diversi di schermare e gli schermitori sono spesso legati al mondo carcerario e rom stanziale.
[Vedi pagina specifica su questo stesso sito:
www.taranta.it/pizzica].

Quadriglia

Complesso e ibrido ballo circolare e a contraddanza di orgine tardo-settecentesca diffusosi prima nelle corti centrosettentrionali europee e poi attinto dalle classi popolari di vari Paesi europei. Le figure vengono comandate talvolta in francese dialettizzato e oltre a quelle più tradizionali (promenade, circolo, cerchio intrecciato, spirale, serpentina, catena, pirulé, galleria, marcia, ecc.), possono essere inventate estemporaneamente delle altre purché si innestino bene dell'evoluzione coreografica delle diverse figurazioni.

Scotis

Danza in coppia legata facente parte dell'ampia famiglia di polke figurate. Comparsa verso il 1830 nelle regioni tedesche col nome di schottische, era formata - secondo il Sachs - dal passo della écossaise e dal giro di polka; si diffonde rapidamente nelle sale aristocratiche in Francia e in altri Stati europei (compresi i vari Stati in cui era divisa l'Italia) come danza a coppie miste plurime. Passando attraverso gli ambienti della piccola borghesia di paese, entra poi insieme al valzer, alla polka e alla mazurka, anche nel mondo contadino. In Italia sono state documentate alcune decine di scotis (il ballo è detto anche con molte varianti lessicali locali) tutte a struttura rigidamente chiusa su un fraseggio musicale prestabilito.

Sor Cesare

Mazurka figurata della seconda metà del secolo scorso, nata probabilmente in Toscana da una canzone narrativa, che riprendeva un fatto di cronaca rosa fra Cesare Bon-Bon e una certa Nina. La canzone fu diffusa dai cantastorie sulle piazze durante le fiere, mediante la vendita di foglietti volanti.

Spallata

Famiglia etnocoreutica diffusa tra Abruzzo e Basilicata, con forme in coppia ed a più coppie su assetto circolare o in fila. Il basso si basa nel darsi colpi di spalla o di anca su corrispondente ritmo musicale. Documentata sin dai primi anni del XVI sec.
[Vedi pagina specifica su questo stesso sito:
www.spallata.it].

Tammurriata. [Vedi Ballo sul tamburo oppure pagina specifica su questo stesso sito: www.tammurriata.it].

Trescone

I nomi di tresca e trescone sembrano derivare dal tedesco arcaico medievale thriskan che significava "battere, pestare, trebbiare". Ma le forme di trescone che sono giunte sino a noi sembrano appartenere più ad un genere di balli pantomimici a carattere fortemente erotico e allusivo. Il trescone era diffuso soprattutto in Toscana e nelle aree di contorno (Umbria, Emilia, Romagna e Liguria) e veniva eseguito nei momenti di maggior vivacità e tensione della festa da persone in genere allegre e buffe, disposte a mimare e rappresentare con mosse e gesti un corteggiamento brioso e osceno.[Vedi pagina specifica su questo stesso sito: www.trescone.it].

Veneziana

Danza cantata di origine rinascimentale, che prende nome dalla figura femminile veneziana che ne è la protagonista ; oggi l’epicentro di diffusione sembra essere stata la Toscana. I testi hanno spesso carattere allusivo e scherzoso. Si ballava in quattro, con due coppie miste.

Vinchia

Danza in cerchio documentata sulla riviera romagnola, ma già nota nei primi decenni del XX sec. in Friuli. Di probabile origini austro-ungarica, si presenta come danza in cerchio con intermezzo di gesti o battiti ritmati.

Zomparello/a

Zumpariddë o zumparieddu: famiglia coreutica che convive e spesso si fonde e confonde con la tarantella o il saltarello. Ballo in coppia mista e non, diffuso in tutto l'ex Regno di Napoli dall'Abruzzo alla Sicilia. Sul piano lessicale è la corrispondente dialettale del saltarello o della saltarella (zompare = saltare).

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Periodici, discografia
e materiali di documentazione

Culture Musicali (Rivista della Società italiana di etnomusicologia), nn. 7-8, Unicopli, Milano 1985.
Choreola - (Rivista di danza popolare italiana), Taranta, Firenze 1991-1999.
Ethnica - collana discografica di danza popolare italiana (a cura di G. M. Gala), Taranta, Firenze 1991-2001.
Albatros - collana discografica di musica popolare (a cura di R. Leydi), Milano, Sciascia Ed. 1973-1991.
Suoni - collana discografica di musica popolare (a cura di D. Carpitella), Roma, Fonit Cetra 1981-1985.
Dizionario Enciclopedico della Musica e dei musicisti. Il lessico, Torino, UTET, 1983, voce "Tarantella", pp. 491-496.

Compact disc di riferimento musicale della collana "ETHNICA" - Edizioni Taranta, Firenze
(con musiche tradizionali originali)

- LA ZAMPOGNA LUCANA
Le tradizioni musicali in Lucania. Vol. 1; (a cura di G. M. Gala). Durata 76'13"- Brani 32 - 1991 - TA001.

- ORGANETTO E TARANTELLE
Le tradizioni musicali in Lucania. Vol. 2; (a cura di G. M. Gala). Durata 78'09" - Brani 34 - 1991 - TA002.

- L'ARPA DI VIGGIANO
Le tradizioni musicali in Lucania. Vol. 3; (a cura di G. M. Gala) . Durata 75'43" - Brani 34 - 1991 - TA003.

- BALLI TRADIZIONALI IN UMBRIA
(a cura di G. M. Gala). Durata 78'54" - Brani 43 - 1992 - TA004

- LA SALTARELLA DELL'ALTA SABINA
(a cura di G. M. Gala). Durata 79' 04" Brani 24 - 1993 - TA005

- BALLI POPOLARI IN ABRUZZO
vol. 1: Saltarella e spallata dell'area frentana
(di G. M. Gala). Durata 78' 50" - Brani 33 - 1993 - TA006 .

- VIOLINI E SERENATE A CANOSA
(a cura di G. M. Gala). Durata 79'03" - Brani 33 - 1993 - TA007

- VECCHI BALLI DI ROMAGNA
Vol. 1: Saltarelli, furlane e vecchio "liscio"
(a cura di G. Gori e G. M. Gala). Durata 77'10" - Brani 33 - 1994 - TA009.

- BALLI POPOLARI IN ABRUZZO
Vol. 2: la saltarella del teramano.
(a cura di G. M. Gala). Durata 78'56" - Brani 33 - 1998 - TA011.

- TRESCONE A VEGLIA
Balli tradizionali della Toscana: vol. 1 - Maremma
(a cura di G. M. Gala). Durata 71'23" - Brani 37 - 2001 - TA013.

- FESTE E TAMBURI IN CAMPANIA
Campania 1: balli sul tamburo, ballintrezzo e 'ndrezzata
(a cura di G. M. Gala). Durata 78'53" - Brani 14 - 1999 - TA014.

- BALLOS SARDOS (vol. 1)
(a cura di G. M. Gala). Durata 78'47" - Brani 25 - 1997 - TA015.

- MUSICA DA BALLO IN SICILIA
Vol. 1. (a cura di M. Sarica e G. Fugazzotto). Durata 74'41" - Brani 27 - 1996 - TA016.

- TA016- VECCHI BALLI DI ROMAGNA
Vol. 2: manfrine, quadriglie e vecchio "liscio" (a cura di G. M. Gala e G. Gori). Durata 78'55" - Brani 33 - 1998 - TA017.

- TARANTELLE E MASCHERE
Balli e canti tradizionali in Irpinia - vol. 1 (a cura di G. M. Gala). Durata 76'47" - Brani 20 - 1999 - TA018 .

- SUONI D'IRPINIA
Balli e canti tradizionali in Irpinia - vol. 3 (a cura di G. M. Gala e . Apolito). Durata 78'58" - Brani 19 - 2000 - TA020.

- LA TARANTELLA DEL GARGANO
Le tradizioni musicali i Puglia - vol. 2
(a cura di G. M. Gala). Durata 76'57" - Brani 18 - 1999 - TA021.

- PIZZICA TARANTA
Musiche e canti tradizionali del Salento

Le tradizioni musicali i Puglia - vol. 3 (a cura di G. M. Gala). Durata 73'35" - Brani 25 - 2003 - TA023.

- TOMMA TOMMË Musiche e canti della Murgia dei trulli
Le tradizioni musicali i Puglia - vol. 4 (a cura di Massimiliano Morabito)- Durata 73'16" - Brani 24 - 2004 - TA024.

- BALLI POPOLARI IN ABRUZZO
Vol. 3: Musica tradizionale dalla Majella e dalla Val Pescara (a cura di G. M. Gala)
- Durata 78'05" - Brani 36 - 2004 -TA025.

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IL BALLO POPOLARE
SECONDO IL WEB

In questa rubrica pubblichiamo pagine dedicate alla danza popolare "pescate" nella rete. Internet è una "piazza universale" dove ognuno può dire ciò che vuole, ma questo non dà garanzia di affidabilità e scientificità.

Da alcuni anni troviamo sulla tarantella calabrese un articolo di Giuseppe Polimeni, nel quale vi sono alcune affermazioni molto azzardate e non suffragate da fonti o da prove certe, anzi talvolta del tutto inesatte dal punto di vista storico ed etnografico (messe in risalto da noi con la sottolineatura). Ne diamo uno stralcio:

Sulla tarantella calabrese
confrontata con le altre forme di tarantella


Giuseppe Polimeni, La Tarantella calabrese: rituali e simbolismi della danza

"Diversificate risultano le stesse origini dei vari tipi di tarantella. La più giovane e' la "napoletana"; di chiare origini settecentesche e derivata da danze medievali italiane. E' una "danza latina" e risulta la più aderente a canoni artistici e spettacolari. La più antica e' quella che discende dal fenomeno del tarantismo. E' incontrollata nell'espressione e le sue radici affondano senz'altro nel mondo mediterraneo ed africano. Una terza ancora--che a parere di chi scrive comprende anche la "viddhaneddha" o comunque tutte le forme di tarantella danzata a coppie singole -- ha un'attribuzione lontana nel tempo e forse parallela a quella determinata dal tarantismo, ma da questa si differenzia per la ricerca costante di rituali simbolici dall'alto contenuto culturale. Per riconoscerne l'appartenenza ad uno dei tre filoni bisogna fare quindi delle distinzioni di base. La tarantella "corale", quella dei gruppi folcloristici per intenderci, si riallaccia presumibilmente ai canoni napoletani nel senso musicale e coreografico, con l'inserimento frequente di momenti interpretativi affidati all'estro ed alle esigenze di spettacolo. Il più delle volte si può parlare di arte e non di folklore. La tarantella a coppie singole invece, o meglio, le differenti versioni di tarantella che si rifanno alla tradizione calabrese si ricollegano ad espressioni artistiche originate dalla più pura scuola della "danza greca". Anche il momento del tarantismo-- tranne alcune manifestazioni ancora presenti nella media ed alta Calabria jonica--si ritiene venga superato. Questa presunzione di nobiltà si evidenzia maggiormente con l'analisi delle caratteristiche della "viddhaneddha", la versione reggina quale classica esemplificazione della tradizionale tarantella calabrese. Giova intanto dire che essa viene in genere, danzata singolarmente a coppie e non in forma collettiva. Inoltre la coppia può essere "mista" (uomodonna) oppure "omogenea" (uomouomo). Sia nell'uno che nell'altro caso e una danza che, pur lasciando una certa libertà interpretativa--priva di codificazioni cioè-- comporta tutta una serie di rituali e di simboliche raffigurazioni che le conferiscono aspetti culturali di tutto rilievo Un'attenta analisi dei passi e dei comportamenti mimici dei ballerini ipotizza chiaramente l'origine greca e non latina della "viddhaneddha". La "danza latina" (da cui discendono indirettamente il trescone, il saltarello, la tarantella napoletana, come si e già detto) e innanzi tutto una "danza aerea", nel senso che nella sua manifestazione si presuppone un'esuberanza pantomimica di sicura derivazione popolare con frequenti concessioni a passi acrobatici (il salto quale espressione di gioia e di elevazione, la piroetta ad asse verticale come momento di abilita esibizionistica). In questo caso la danza denota la decisa tendenza a dinamicizzare la composizione coreografica su una dialettica di forze risultante dalla messa in valore delle energie naturali del corpo umano. Non a caso si nota nel danzatore l'assenza di una posizione baricentrica: le braccia e la testa del ballerino sono univocamente coinvolte con le gambe nel movimento dinamico. La ("danza greca" è invece una "danza di terra", più vicina ai canoni primari della "danza accademica" che non a quelli della "danza libera". I movimenti del ballerino sono perlopiù ispirati da esigenze mimiche e maggiormente inclini alla libertà gestuale. Il danzatore ha un ideale baricentro alla cintura che sembra separare il corpo in due sezioni tra loro indipendenti nella dinamica. La posizione delle gambe sono combinabili a piacere con quella delle braccia, con costante presupposizione pero della stazione eretta del corpo. Cioè, la testa deve stare sullo stesso asse verticale delle gambe. Il ventre deve, nell'azione della danza, essere rientrato con conseguente sollevamento del diaframma. L'espressione del movimento obbedisce quasi al gioco sistolediastole, tensionedistensione, contrazioneespansione, caduta ripresa dell'equilibrio. Non sono accettati movimenti ed atteggiamenti predeterminati, codificati, tramandabili come vocaboli. Non vi e qualificabilità al di fuori della sua forza espressiva nella quale nasce e muore. Dalla definizione di questi principi scaturisce la radice greca, e quindi arcaica, della tarantella calabrese classica. La brevità dei passi, anche quando indulgono alla velocità, e la quasi immobilità del tronco superiore sono anche caratteristiche del "ballu sarda" e del greco "sirtaki", anche essi di origine mediterranea orientale. [...]

Anche gli strumenti si rifanno alla tradizione greca: il filo melodico e affidato all'organetto, che sostituisce ormai quasi sempre la "ciarameddha" (zampogna), a sua volta derivata dall'antico aulos (flauto) o diaulos (flauto a due canne) degli italioti. La scansione ritmica e assicurata dal tamburello, originato dal tympanon dalla chitarra (non frequente), dallo "'zzarinu" (acciarino = triangolo di ferro percorso da una bacchetta metallica) dalla "scartagnetta" o "castagnetta" (vale a dire dallo scrocchio delle dita), ad imitazione degli ellenici crotali, oppure dal battito delle mani del ballerino. Nella tarantella calabrese, in genere, vi e l'assenza del canto, al contrario delle altre (sicula e campana). Talvolta la musica viene accompagnata da brevi strofe allusive agli astanti o di incoraggiamento (specie nelle tarantelle a coppie miste), ma quasi normalmente l'unico suono emesso dai ballerini o dai suonatori e uno spagnolesco "ayay" più o meno prolungato o ripetuto che sottolinea la difficoltà o la sottigliezza di alcune figurazioni attirando l'attenzione degli astanti e stimolando la bravura dei ballerini. [...]"

Il dibattito è aperto!

TARANTA
Associazione Culturale Tradizioni Popolari
Via degli Alfani, 51 - 50121 FIRENZE (Italia)
Tel+
fax: +39 055-295178 - Mob. +39 347-5000000
scribe - email

Per inviare contributi: c/cp 26456509 intestato a
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