Incontro con i Santantoniari di Penna S. Andrea
BBONASERA BBONA GGENDE
Il 17 gennaio (S. Antonio abate) e i giorni precedenti, a una certa ora, ci ritroviamo al bar di Augusto nostro barista, tra gli alberetti di Penna SantAndrea. È facile che qualcuno arrivi con trequattro ore di ritardo; nel frattempo programmiamo i giri da compiere che in realtà sono già decisi da Augusto, cominciamo a provare gli strumenti e a scaldare le voci con lu vocaluccë (vino e gassosa), specialità indiscussa del paese. Infine, quando il nostro santo indossa il saio e il Presidente arriva con la cestarella sappiamo che è il momento di iniziare, sennò si fa notte. E partiamo per cantare e suonare. La questua impegna tutto il pomeriggio e la sera, e si comincia di solito dalla Trinità da li Cacunë, per la precisione -, una frazione poco distante dal paese. Bbonasera bbona ggende è il saluto cantato che portiamo allingresso nelle case, e quando usciamo il nostro cesto è ogni volta più colmo di salsicce, formaggi, galli , biscotti (li cellittë di SantAntonio). Lasciamo in cambio i nostri canti e la benedizione per la casa e per chi la abita.
Li Sandandonijre nascono da questo. Da dieci anni pratichiamo una tradizione che viene da lontano, dalle generazioni che ci hanno preceduto e che lentamente e silenziosamente ci stanno lasciando. Suoniamo per il piacere che la musica ci da quando si sta insieme a bere vino; in mezzo alla gente, quando gli altri ci ballano intorno, o tra di noi, nel fresco della grotta di Attilio, nostro cantiniere.
In dieci anni non abbiamo mai fatto prove. Chi ha appreso ha trasmesso agli altri, suonando e cantando; e tante cose ce le siamo anche inventate, come in ogni tradizione che si rispetti
Non possiamo evitare di ringraziare il buon Vincenzo, che ogni anno ci da una papera, e il buon Dino che il gallo non ce lo fa mancare mai; e tutti quelli che ci aspettano nelle case con pazienza, perché è facile che alla fine ci scordiamo anche di passare. Né possiamo non ringraziare quanti ci hanno ospitato in questi anni.
Le registrazioni per questo disco provengono da contesti e tempi differenti: il 28 dicembre 2003, in uno sperduto agriturismo tra metri di neve, quando Pino si presentò a mezzanotte e gli venne anche in mente di registrare; il 16 e 17 gennaio 2004, a SantAntonio, quando il primo giorno ne eravamo la metà e il secondo venticinque, ad andare per le case; infine a casa di Tonino, nostro battafochista maggiore, a consumare i galli e le papere della festa. Quando Attilio si è addormentato sulla sedia il disco era ormai pronto.
Li Sandandonijre
LI SANDANDONIJRË DE LA PONNË
A Penna SantAndrea, piccolo borgo collinare della Valle del Vomano, nei giorni precedenti il 17 gennaio uomini attempati e giovani continuano a riunirsi in squadre ed a girare per le case delle campagne e del paese portando lu Sandandonië. Il gruppo, qui documentato, ha dato negli ultimi anni nuovo impulso al rito, ampliando il repertorio con altri canti recuperati dai vecchi del paese e dai centri limitrofi. Terra ricca di suonatori dubbottisti (organetto a due bassi) e ballatori, con una pluridecennale confidenza con il folklore spettacolarizzato, pregni di dialetto, cucina, mentalità caratterizzata dalla tradizione, era facile far rigermogliare saperi appena sotterranei e il piacere di continuare ad essere manifestazione vivente di qualcosa che viene dal passato. La spontaneità espressiva, direi esistenziale, è il carattere più peculiare del gruppo. Nati per il paese, vengono adesso richiesti anche altrove, dove però si esibiscono creando nello stesso tempo una chiusura protettiva e identitaria al proprio interno, che diventa formidabile chiave comunicativa al di là delle differenze linguistiche e geografiche.
Ma il SantAntonio fa loro da reale ragione dellessere gruppo, così quando arriva gennaio, il periodo è sentito in senso sacrale e fortemente rituale, tutto passa in secondordine. Partono dal barretto di Augusto il pomeriggio della vigilia, ad unora vaga e con chi si trova, prima si fanno le contrade di campagna: la gente li aspetta di anno in anno, ma non mancano i fuori programma e le visite incaute. Sintroducono cantando, conversano con le famiglie ospitanti, scherzano in continuazione inanellando battute e sfottò a non finire, mangiano, commentano, ironizzano e autoironizzano a tutto campo e soprattutto bevono profondamente. E il vino in compagnia, si sa, dà della vita le visioni migliori e reprime problemi e guai. Nellintenzione iniziale del gruppo cera il recupero e il piacere di un rituale, negli ultimi anni questo si è reinnestato nelluso corrente (nascono anche squadre di bambini per il S. Antonio), e quando una tradizione si rivitalizza per flusso interno, scatta anche la fase delladattamento e dellinnovazione, soprattutto se il nuovo risponde ad unesigenza pratica della vita quotidiana.
Lidea di incidere un disco con i loro canti era già venuta in mente a fine anni 90, dopo vari anni di frequentazione del folklore e della vita pennesi. Quando finalmente ho comunicato loro lintenzione mi hanno ghiacciato mostrandomi un compatto edito allestero quasi di passaggio. Non mi sono scoraggiato, le loro potenzialità erano maggiori e soprattutto non erano stati colti nel loro atto rituale: la questua di S. Antonio. Lidea di registrarli in studio non è mai passata per la testa, né a loro, né a me: sarebbe stata una forzatura contro natura. Essi cantano o seduti a tavola fissa o in piedi girando per tavole varie. La convivialità è la conditio sine qua non (chissà che sproloqui direbbe Augusto davanti ad unespressione latina!), il vino laccordatore (più spesso lo scordatore), la battuta il sale del loro stare insieme, li cëllittë (dolci a forma di uccelletti) le vittime sacrificali. Le registrazioni sonore presenti nel disco sono state effettuate durante la questua del 2004 e in altri due appuntamenti mangerecci. Le scordature sono D.O.C., gli interpreti sono di popolo impiegatizio e di numero variabile, gli arrangiamenti strumentali e vocali improvvisi e di getto, i brani - anche quando si richiedeva un po di concentrazione - scorrono liberamente come il mosto, il vino che ne usciva è imprevedibile. Lascoltatore sappia apprezzare la fedeltà allo spirito folklorico e la spontaneità interpretativa, e comprenda come nella tradizione la precisione è un concetto relativo e la funzione rituale si coniuga anche col piacere dellazione.



Ethnica Symphonia ES002 BONASERA BBONA GGENDE
1. DON DON (entrata) 352
2. SALTARELLA 428
3. SANDANDONIË DE LA ROCCHË 213
4. TIVULE TTAVULË 355
5. MARCETTA di Basilio 150
6. LA BONASERA 412
7. LA SERENATË 339
8. POLKETTA di Cardelli 102
9. BONASERA DI BEFARO 312
10. LU LACCË DAMORË 438
11. LA PASSIONE 356
12. QUADRIGLIA 446
13. JI VULESSË CA SCESSË LA LUNË 408
14. LI DDIASILLË DEI VIVI 319
15. SALTARELLA 543
16. A NATALE DE LU 38 349
17. SANDANDONIO BLUES 527
18. SIGNOR SINDACO 449
19. ROPPOPPÒ 326
20. BONASERA BBONA GGENDE SWING 441
21. DON DON (uscita) 123
Tempo totale: 1h1837
La collana discografica Ethnica è stata fondata nel 1990 per contribuire alla conoscenza della tradizione musicale italiana. Sin dai primi lavori la collana si è ritagliato un profilo del tutto originale, valorizzando soprattutto il variegato e ricco patrimonio dei balli popolari. Chi colleziona i cd di "Ethnica" costituisce un vero e proprio archivio sonoro di brani originali, poiché tutti gli album contengono registrazioni eseguite sul campo durante le campagne di ricerca etnomusicale di vari ricercatori.
La collana, accanto alle linee "blu" e "rossa", dedicate rispettivamente alla musica per danza e al canto del folklore musicale italiano, apre con questo primo compatto una nuova linea autonoma, quella" verde" di Ethnica Symphonia dedicata alle altre tradizioni etnomusicali presenti oggi in Italia e alle rivisitazioni colte della musica etnica.
Bonasera bbona ggende è un disco che mette allegria e voglia di vivere, perché gli esecutori per primi suonano e cantano solo per il piacere di farlo, di stare insieme, di sfottersi gustosamente da compagnoni, al di là delle differenze generazionali, perché respirano un'aria di piccolo paese, nel quale tutti si conoscono.Un compact disc da regalarsi e da regalare!
